Archive for the 'politica' Category

L’informarsi é il primo diritto-dovere dei cittadini, non il voto

Sulla Libertarian Wave di google wave (si, sono un nerd, lo so), un tizio ha domandato ad un altro, in risposta ad un suo blip di un altro waver (il quale ha affermato “I don’t actively participate in the policitcal system/process but understand why those who do would be excited about them. “), come potesse pensare di cambiare il sistema, visto che non ne fa parte attivamente.

Questa idea, che solo colui che attivamente partecipa alla vita politica possa indirizzarla nella giusta direzione, contiene una sorta di classismo, che vede il cittadino come mera entità passiva, schiava degli eventi. E diversamente non potrebbe essere, poiché per modificare la realtà bisognerebbe attivarsi. Un passaggio logico che ne consegue, sempre se si segue questa idea, é che il cittadino che si lamenta della fallacità del sistema, o della sua inefficienza, non avrebbe il diritto di farlo: se realmente lo volesse, dovrebbe attivarsi, e lavorare ed impegnarsi per il cambiamento.

Una critica, forse la prima che viene in mente, che si può muovere a questa teoria é che, col voto, il cittadino svolge un ruolo attivo (non si parla forse di elettorato attivo?) nella vita politica del paese, scegliendo i propri rappresentanti. E infatti è questo, che in teoria, dovrebbe accadere: il cittadino sceglie, tra le parti politiche, quello che meglio si adatta ai propri ideali, in un processo quasi bottom-up. Ma, se si ascolta quello che la gente dice al riguardo dei politici, il processo pare tutt’altro che bottom-up, o con lamentele su come i rappresentanti politici in realtà non rappresentino per nulla l’idea del cittadino, o mediante argomentazioni, da parte di quest’ultimo, sulle motivazioni per cui ha attribuito il voto a questo o quel politico, che rasentano l’irrazionalità. Spesso, il primo tipo di persone sono quelle più restie al votare, e sono attaccati dalle seconde con la motivazione precedentemente addotta, ossia che col voto potrebbero cambiare, nella direzione che meglio vorrebbero, la politica.

Personalmente, ritengo errata sia l’idea che chi non partecipa attivamente non abbia realmente la forza di cambiare, sia l’idea che il voto in sé possa portare a sua volta a cambiamenti.
Sono entrambe errate perché trascurano un dettaglio non da poco: l’informazione. Se i cittadini sono bene informati, infatti, contribuiscono indirettamente al miglioramento del sistema anche se non fanno parte dell’elettorato passivo in quanto, a livello teorico, se tutti i cittadini fossero ben informati e avessero le stesse informazioni in possesso dei politici, questi ultimi non potrebbero sfruttare l’informazione asimmetrica, ovvero la quantità maggiore in loro possesso, a loro vantaggio. Tale asimmetria non é colmabile, ma meno divario c’é meno possibilità d’avvantaggiarsene esistono. Questa é il motivo per cui anche l’idea del solo voto come mezzo per modificare il sistema é fallace: il voto “ignorante” non fa bene e non porta a nulla, perché i politici sfruttano la mancanza di nozioni a proprio vantaggio.

La costituzione dice che il voto é dovere civico. Il buon senso, invece, dice che l’informarsi prima di votare sia un dovere ancor più importante.

Colpire i bonus per limitare il rischio?

’sto coso l’avevo scritto durante il soggiorno francese. Pensio sia comunque attuale. Ma non ho voglia di tradurlo :)

G20 announced his will to “crack down on banker pay and pledge to better co-ordinate economic policies as they endorse a plan to force banks to tie compensation more closely to risk and tighten capital requirements” (ht ftalphaville ).
now, a research shows that “There is no evidence that banks with CEOs whose incentives were better aligned with the interests of their shareholders performed better during the crisis and some evidence that these banks actually performed worse both in terms of stock returns and in terms of accounting return on equity. Further, option compensation did not have an adverse impact on bank performance during the crisis. Bank CEOs did not reduce their holdings of shares in anticipation of the crisis or during the crisis; further, there is no evidence that they hedged their equity exposure. Consequently, they suffered extremely large wealth losses as a result of the crisis.
(ht lakeside capital)

So if bankers suffered losses as well as the others because of the crisis, and if their pays and incentives scheme are not correlated to it, isn’t this G20 will unuseful?
As a matter of fact, banks DID took risks, as their leverage level showed. The point is finding out the reason why, if we assume this research’ results true. Point is, governments already know what lies at the root of this issue, that is, moral hazzard, that can be translated in “too big to fail”.

Normally, a capitalistic system follows the rules of natural selection: once the firm is no longer “viable” (that is, does not generate value), it exits the market. Is the fear of this expulsion (thus the fear to lose the job) that makes entrepreneur, manager and employees keen on doing their job of evaluating risks and opportunities. What if you could limit and sterilize this threat?

The too big to fail issue allows managers to take more risk, as they know that, since the firm/bank has a lot of employees, is crucial to the system etc, in case of problems the government would come to resucue them.
An example of this behaviour could be seen at the beginning of the crisis, when he US government bailed out Bear Sterns: this bailout poured an idea of “invulnerability” into the market (I’ve written about that here ), that would eventually been shocked by lehman’s bankruptcy (an U turn by the government: why letting lehman go and not bear?).

So, politicians,you know your enemy, because you’re alsoo part of the enemy’s troops. You know that touching the incentives schemes will bring to nothing.Take care of the moral hazzard issue, And show us that you’re really willing to change (hello Obama?)

Italianità

L’economia italiana continua lentamente a morire e il dibattito pubblico é concentrato sulla sentenza della corte di strasburgo sui crocifissi nelle aule. Approccio lungimirante, visto che in effetti se si va avanti così, tra qualche anno avremo bisogno veramente dell’aiuto di Dio, quando il peso del debito pubblico ci schiaccerà, date le traiettorie insostenibili che il deficit pubblico sta prendendo.

Ah, no, scusate. Sono un disfattista. Dopotutto, come titola il Corriere, la ripresa c’è: pure le previsioni, sono viste a rialzo, passando da una variazione del PIL di -5% a -4.7%. Continuiamo pure a parlare di trans, crocifissi e grande fratello, che va tutto bene.

cerchiamo di riderci sopra..

Decreto sicurezza: essere dei morti di fame è finalmente vietato per legge.

HT Spinoza.it

Le sovvenzioni all’editoria Italiana sono causa della scarsa qualità del servizio?

La frase di chiusura del post precedente mi ha fatto pensare al perché i nostri giornali siano così arretrati rispetto ai colleghi furesti: la risposta che mi son dato è questa, ossia che all’estero non mi pare ci siano sussidi per le testate giornalistiche. Essendo il mercato dell’informazione cartacea in (neanche tanto) lenta discesa, mentre l’informazione on line in mega ascesa, i vari giornali si sono dovuti adeguare. La competizione per la supremazia ha fatto il resto: ottimi servizi, ottima informazione, etc. Insomma, semplicemente quello che il mercato dovrebbe fare naturalmente. Nel bel paese, ovviamente, questa pressione al miglioramento del servizio via web dettata dalla necessità non esiste, perché tanto ci sono i sussidi. Ancora una volta si può vedere come l’ingerenza statale faccia più male che bene ai consumatori, e come sia necessario un ridimensionamento del raggio d’azione delle amministrazioni pubbliche.

E’ bastato un giro su gugol per trovare evidenze (che brutto calco questa parola..) a conferma della mia tesi. Tanto per cambiare, le ho trovate su NoiSeFromAmerika, precisamente qui:

una buona fetta del finanziamento pubblico all’editoria (il 69%) avviene attraverso gli sconti postali, e viene elargita in gran parte ai maggiori editori.

Tutto quadra! All’estero si disinveste dal cartaceo, perché produce ingenti costi, per puntare sull’on-line, da noi invece gli sconti postali permettono di eliminare una buona fetta di costi, disincentivando la competizione via web in quanto non necessaria.
W l’Italia.

In quel bell’articolo si trova anche una teoria, che pare anche adeguata, che spiega come mai l’informazione sia così schifosa:

Per esempio, Mondadori, Il Sole 24 ore e Rcs si accaparrano da soli il 29% di questi sconti, che corrispondono ad un totale per questi tre editori di più di 50 milioni di euro. Ricavo questi dati da un interessantissimo documento dell’antitrust segnalato tempo fa dal lettore altikkun (maggiori dettagli a pagina 25 e seguenti del documento).

Questi dati indicano che una buona fetta delle sovvenzioni all’editoria viene elargita ad un oligopolio, ottenendo l’esatto contrario del pluralismo. Un oligopolio che può solo trarre giovamento dalla limitazione del pluralismo e della libertà di informazione. Un oligopolio di cui fa parte anche il gruppo editoriale Espresso-Repubblica, su uno dei cui sovvenzionati giornali scrive Gilioli. Quindi il Gilioli, prima di inventarsi interviste, farebbe bene a documentarsi per capire quanto effettivamente le elargizioni pubbliche vengano spese per garantire il “pluralismo dell’editoria” piuttosto che per alimentare le solite clientele.

Della serie “se vuoi pranzare alle grigliate da Tojo, non rompere le scatole a chi sta alla griglia”.
W l’Italia.

PS ho scoperto la funzione “blockquote” di wordpress.