Monthly Archive for October, 2008

Interest Rate Swap: ai limiti dell’impossibile

Gli interest rate swap sono strumenti utilizzati per assicurarsi contro la variazione del tasso di interesse: se ad esempio contraggo un finanziamento a tasso variabile laddove lo avrei preferito fisso (per aspettative di aumento del tasso stesso), posso stipulare un contratto swap dove mi impegno a pagare interessi a tasso fisso basati su un valore teorico (detto notional amount), mentre la controparte si impegna a pagarmi interessi sullo stesso notional, ma ad un tasso variabile. Se le mie aspettative saranno corrette, ed i tassi aumenteranno,risparmierò sullo spread dell’incremento.

gli investitori possono usare questo meccanismo per “bloccare” i tassi di interesse per un certo periodo, scambiando un tasso variabile derivato dal LIBOR trentennale per uno fisso, tipicamente basato sul rendimento dei titoli di stato maggiorato da un valore, detto swap spread (il LIBOR, london interbank offered rate, una misura ottenuta dalla media del secondo e terzo quartile dei tassi di interesse con i quali le varie banche si prestano moneta).
Lo swap spread si spiega facilmente con la credenza che uno stato sia più solvente di un privato.
La scorsa settimana questo swap spread é incredibilmente diventato negativo, cosa ritenuta matematicamente impossibile. Evidentemente, il fallimento di Lehman Bros (una delle cause, data la peculiaritá dei rapporti), oltre alla perdita di credibilita del Governo USA, fa diventare possibile l’impossibile. In effetti prime avvisaglie di ciò le abbiamo avute qualche anno fa, ma nessuno ci ha fatto caso: l’inter ha cominciato a vincere qualcosa più della coppa del nonno.

Travaglio, la Banca Centrale ed i conflitti di interesse

Prendo spunto da un post su Bellunolanotte, e da un intervento di Travaglio ieri ad Annozero, per provare a chiarire il perché la Banca Centrale Italiana, pur essendo partecipata da banche private, non è in realtà succube di esse (leggasi conflitto di interessi).

La banca d’Italia è, dal 1926, l’unico ente autorizzato ad emettere moneta. All’epoca era una società per azioni, le quali erano detenute dalle varie banche (prima pubbliche, e in tempi recenti privatizzate). Dal 1936, invece, diventa un ente di diritto pubblico, mantenendo comunque la forma di società per azioni e, parimenti, il proprio azionariato. Ma guardiamo l’articolo 1 dello statuto:

La Banca d’Italia è istituto di diritto pubblico.
Nell’esercizio delle proprie funzioni, la Banca d’Italia e i
componenti dei suoi organi operano con autonomia e indipendenza
nel rispetto del principio di trasparenza, e non possono sollecitare o
accettare istruzioni da altri soggetti pubblici e privati.

Si capisce quindi che l’”assetto proprietario” è tale solamente a livello formale.
Voi direte “bè ma l’assemblea dei soci potrà eleggere il governatore, quindi mettere a capo della Banca una persona di fiducia: è conflitto di interessi!“. Sbagliato! Infatti, per quanto riguarda gli organi della Banca, l’art. 5 ci spiega che:

Gli organi centrali dell’Istituto sono:
a) l’Assemblea dei partecipanti;
b) il Consiglio superiore;
c) il Collegio sindacale;
d) il Direttorio;
e) il Governatore;
f) il Direttore generale e i Vice direttori generali.

Posto che ovviamente l’Assemblea dei Partecipanti è quella in cui vi sono i soci, al successivo articolo 13 scopriamo che detta Assemblea è responsabile della nomina del Consiglio Superiore (l’assemblea
dei partecipanti è convocata presso le sedi quando ha per oggetto la
nomina di consiglieri superiori.
), composto dal Governatore e da 13 Consiglieri eletti dall’Assemblea (Art. 15).
Tale Consiglio Superiore è un organo amministrativo, cui spetta inoltre la vigilanza sull’andamento della gestione e il controllo interno (Art. 18). Tali compiti non sono messi a caso, ma sono previsti dallo Statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali. Nomina inoltre il Direttore Generale e i Vice Direttori su proposta del Governatore (Art. 17).
Ma chi nomina il Governatore? Non l’Assemblea, e nemmeno il Consiglio Superiore:

Ai sensi dell’art. 19, commi 7 e 8, della legge 28 dicembre 2005,
n. 262, la nomina del Governatore, il rinnovo del suo mandato e la
revoca nei casi previsti dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC, sono
disposti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del
Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio
dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca
d’Italia
.

L’organo Esecutivo è il Direttorio, composto dal Governatore, Direttore Generale e i tre Vice Direttori. Come abbiamo visto, il primo è di nomina statale (previa consultazione), mentre i direttori sono di nomina “interna” alla banca. Questo sistema è disegnato per dare quanto più intreccio possibile alle competenze, onde evitare proprio quel conflitto di interessi di cui è (ingiustamente) accusato. Spero sia chiaro che il fatto della partecipazione delle banche private all’assemblea non costituisce da solo una fonta di conflitto di interessi. I problemi, come segnala questo sito, sono in caso altri.

Un ultimo appunto sulla divisione degli utili: ne avevo già parlato a suo tempo, ma è utile rimarcarlo.
Stando all’articolo 39

[...]Ai partecipanti sono distribuiti dividendi per un
importo fino al 6% del capitale.
[...]può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo,
un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale

Attenzione qui, perché i dividendi sono il 6% del capitale, e non degli utili. A quanto ammonta il capitale? Ce lo dice l’Art. 3

Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro ed è suddiviso in
quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità
è disciplinata dalla legge.

Per cui, facendo due conti, si arriva al risultato astronomico di 9.360 euro, più un eventuale aumento di 6.240 euro.. Non una cifra immane, vero? E il resto degli utili, che fine fa?
Con buona pace dei signoraggisti, che vorrebbero che tutto il reddito da signoraggio tornasse in mano allo stato, l’Art. 39 sancisce, lapidario:

La restante somma
è devoluta allo Stato*

Insomma, se conflitti di interesse ci sono (ed è probabile, essendo in Italia!), è molto, molto mooolto probabile che non dipendano dal fatto che la Banca Centrale abbia come azionisti le banche private. Giudicate voi.

* Per essere precisi, la “restante somma devoluta” è quella che rimane dopo eventuali accantonamenti a fondi per un massimo del 20% degli utili d’esercizio, i dividendi (6%+eventuale 4% del capitale sociale), ed eventuale obbligatoria reintegrazione della Riserva Ordinaria, qualora sia essa stata diminuita per ammortare perdite o per altra ragione.

Mal comune nessun gaudio

Spunto interessante dal FT di oggi.

Gli interventi dei vari governi in aiuto del sistema bancario non hanno eliminato il rischio che lo stesso possa collassare. Semplicemente tale rischio é stato in parte assorbito dagli stati stessi. Come ho scritto tempo fa riguardo agli interventi della FED, si sta socializzando il rischio. Orbene, questo trasferimento del rischio sta facendosi sentire sullo spread dei Credit Default Swap del settore bancario verso quelli dei governi: il rischio del primo é sceso mentre quello del secondo é aumentato.

Era una notizia di qualche settimana fa che lo spread tra il rischio di default di McDonald e del Governo USA era di pochi punti. Si sta assistendo ad una strana convergenza – diminuzione dello spread – tra il costo di assicurare il rischio di default di talune Imprese e i governi, non tanto per la diminuzione del rischio delle imprese, ma dall’aumento di quello delle entitá sovereign.
La domanda che si pone l’autore dell’articolo riguarda la scelta del tasso di interesse risk-free: come può, in quest’ottica, rimanere quello di strumenti quali i Bot, se emessi da Stati che hanno preso più di quanto avrebbero potuto tenere?

E cosa, in alternativa? Una selezione di bond “di qualità”? E chi certificherebbe questa qualità? Le agenzie di rating?

La risposta penso sia scontata. Questo penso sia solo uno dei tanti motivi per cui lo stato dovrebbe limitare la sua ingerenza al controllo (del rispetto delle leggi), alla definizione delle regole ed alla predisposizione di infrastrutture. A chì obietta che, vista la situazione attuale, ben poco di diverso darebbe stato fattibile farei notare che, tra le varie cause papabili della crisi, l’intervento statale si colloca ai primi posti: pensiamo ai tremendamente bassi tassi di interesse che hanno fomentato la bolla immobiliare, pensiamo al tremendo effetto distorcente del mercato di Fred.Mac e FanniMae, che hanno spinto imprese private a puntare su gente dai credit score risibili, alla poca chiarezza infomativa (nell’era dell’informazione) dei mercati OTC, comparata alla loro diffusione. Certo che ora il range di azioni possibili é infimo… Ma vediamo anche come siamo giunti fin quì!

UPDATE 17/10 Cavolo se ho scritto in itagliano correggiuto! va bè che ho scritto via wordpress plugin per il telefono, però… :)

L’economia globale

Deprive a person of oxygen and he will turn blue, collapse and eventually die. Deprive economies of credit and a similiar process kicks in.

- dall’Economist