Prendo spunto da un post su Bellunolanotte, e da un intervento di Travaglio ieri ad Annozero, per provare a chiarire il perché la Banca Centrale Italiana, pur essendo partecipata da banche private, non è in realtà succube di esse (leggasi conflitto di interessi).
La banca d’Italia è, dal 1926, l’unico ente autorizzato ad emettere moneta. All’epoca era una società per azioni, le quali erano detenute dalle varie banche (prima pubbliche, e in tempi recenti privatizzate). Dal 1936, invece, diventa un ente di diritto pubblico, mantenendo comunque la forma di società per azioni e, parimenti, il proprio azionariato. Ma guardiamo l’articolo 1 dello statuto:
La Banca d’Italia è istituto di diritto pubblico.
Nell’esercizio delle proprie funzioni, la Banca d’Italia e i
componenti dei suoi organi operano con autonomia e indipendenza
nel rispetto del principio di trasparenza, e non possono sollecitare o
accettare istruzioni da altri soggetti pubblici e privati.
Si capisce quindi che l’”assetto proprietario” è tale solamente a livello formale.
Voi direte “bè ma l’assemblea dei soci potrà eleggere il governatore, quindi mettere a capo della Banca una persona di fiducia: è conflitto di interessi!“. Sbagliato! Infatti, per quanto riguarda gli organi della Banca, l’art. 5 ci spiega che:
Gli organi centrali dell’Istituto sono:
a) l’Assemblea dei partecipanti;
b) il Consiglio superiore;
c) il Collegio sindacale;
d) il Direttorio;
e) il Governatore;
f) il Direttore generale e i Vice direttori generali.
Posto che ovviamente l’Assemblea dei Partecipanti è quella in cui vi sono i soci, al successivo articolo 13 scopriamo che detta Assemblea è responsabile della nomina del Consiglio Superiore (l’assemblea
dei partecipanti è convocata presso le sedi quando ha per oggetto la
nomina di consiglieri superiori.), composto dal Governatore e da 13 Consiglieri eletti dall’Assemblea (Art. 15).
Tale Consiglio Superiore è un organo amministrativo, cui spetta inoltre la vigilanza sull’andamento della gestione e il controllo interno (Art. 18). Tali compiti non sono messi a caso, ma sono previsti dallo Statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali. Nomina inoltre il Direttore Generale e i Vice Direttori su proposta del Governatore (Art. 17).
Ma chi nomina il Governatore? Non l’Assemblea, e nemmeno il Consiglio Superiore:
Ai sensi dell’art. 19, commi 7 e 8, della legge 28 dicembre 2005,
n. 262, la nomina del Governatore, il rinnovo del suo mandato e la
revoca nei casi previsti dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC, sono
disposti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del
Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio
dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca
d’Italia.
L’organo Esecutivo è il Direttorio, composto dal Governatore, Direttore Generale e i tre Vice Direttori. Come abbiamo visto, il primo è di nomina statale (previa consultazione), mentre i direttori sono di nomina “interna” alla banca. Questo sistema è disegnato per dare quanto più intreccio possibile alle competenze, onde evitare proprio quel conflitto di interessi di cui è (ingiustamente) accusato. Spero sia chiaro che il fatto della partecipazione delle banche private all’assemblea non costituisce da solo una fonta di conflitto di interessi. I problemi, come segnala questo sito, sono in caso altri.
Un ultimo appunto sulla divisione degli utili: ne avevo già parlato a suo tempo, ma è utile rimarcarlo.
Stando all’articolo 39
[...]Ai partecipanti sono distribuiti dividendi per un
importo fino al 6% del capitale.
[...]può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo,
un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale
Attenzione qui, perché i dividendi sono il 6% del capitale, e non degli utili. A quanto ammonta il capitale? Ce lo dice l’Art. 3
Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro ed è suddiviso in
quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità
è disciplinata dalla legge.
Per cui, facendo due conti, si arriva al risultato astronomico di 9.360 euro, più un eventuale aumento di 6.240 euro.. Non una cifra immane, vero? E il resto degli utili, che fine fa?
Con buona pace dei signoraggisti, che vorrebbero che tutto il reddito da signoraggio tornasse in mano allo stato, l’Art. 39 sancisce, lapidario:
La restante somma
è devoluta allo Stato*
Insomma, se conflitti di interesse ci sono (ed è probabile, essendo in Italia!), è molto, molto mooolto probabile che non dipendano dal fatto che la Banca Centrale abbia come azionisti le banche private. Giudicate voi.
* Per essere precisi, la “restante somma devoluta” è quella che rimane dopo eventuali accantonamenti a fondi per un massimo del 20% degli utili d’esercizio, i dividendi (6%+eventuale 4% del capitale sociale), ed eventuale obbligatoria reintegrazione della Riserva Ordinaria, qualora sia essa stata diminuita per ammortare perdite o per altra ragione.
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