Monthly Archive for November, 2008

Il salvataggio di Bear ha fatto fallire Lehman?

Sembra che il salvataggio di Bear Stearns abbia infuso, a suo tempo, agli investitori una sensazione di sicurezza sul fatto che il rischio di default del mercato fosse diminuito. Gli investitori non hanno chiuso le loro posizioni, nonostante i valori dei titoli fossero in caduta.
L’esempio portato è il money market fund che per primo ha visto il proprio valore netto scendere sotto l’unità: tra le cause vi è l’aver sottoscritto commercial paper di Lehman, titoli non assicurati da un asset o similia.

Picture 14

Salvando Bear, il rischio sistematico è stato meramente posticipato, accumulando quella potenza distruttiva che si è manifestata al fallimento di Lehman, avvenuto il quale i fondi si sono spostati di gran carriera nel mercato dei titoli di stato, abbandonando i titoli cash, e contribuendo al prosciugamento del credito.

Picture 15

Hat Tip: FT Alphaville

Ma quanto mi costi?

Il costo dell’intervento in salvataggio del sistema, al momento,
now exceeds $4.6165 trillion dollars.. (HT: Ritholtz)

Ecco una serie di altri costi di eventi importanti dell’ultimo secolo, così per dare un’idea:

• Marshall Plan: Cost: $12.7 billion, Inflation Adjusted Cost: $115.3 billion
• Louisiana Purchase: Cost: $15 million, Inflation Adjusted Cost: $217 billion
• Race to the Moon: Cost: $36.4 billion, Inflation Adjusted Cost: $237 billion
• S&L Crisis: Cost: $153 billion, Inflation Adjusted Cost: $256 billion
• Korean War: Cost: $54 billion, Inflation Adjusted Cost: $454 billion
• The New Deal: Cost: $32 billion (Est), Inflation Adjusted Cost: $500 billion (Est)
• Invasion of Iraq: Cost: $551b, Inflation Adjusted Cost: $597 billion
• Vietnam War: Cost: $111 billion, Inflation Adjusted Cost: $698 billion
• NASA: Cost: $416.7 billion, Inflation Adjusted Cost: $851.2 billion

TOTAL: $3.92 trillion

Insomma, questa crisi sta costando mille miliardi di dollari in più di tutti questi eventi. ….Sai quante birre sarebbero??? :)

Continuiamo con le belle figure

Da quanto sentiamo, vuoi da una parte che dall’altra, che l’Italia è ascoltata dagli altri stati, che siamo tra i big, tra i pezzi grossi, e contiamo dibbbbbrutto?
Bè, è vero. Ennesima conferma l’abbiamo grazie a Tremonti. In questo articolo si parla di come nessuno si sia accorto dell’imminente crisi. Nessuno. Tranne una persona: il Papa.

Giulio Tremonti, Italy’s finance minister, raised the predictive bar last week when he said Pope Benedict XVI was the first to foresee the crisis. A 1985 paper showed, according to Mr Tremonti, “the prediction that an undisciplined economy would collapse by its own rules”.

E’ bello sapere che i propri politici contribuiscono in modo così efficace al miglioramento del mondo…

Appunti di contabilità – parte 2

Continuiamo la serie di post-vaccata sulla contabilità.

L’attività di produzione economica aziendale, per (tra l’altro) motivi di informativa, è artificialmente suddivisa in intervalli di tempo, periodi amministrativi. Va da se che in realtà la vita aziendale è in realtà continuata; questa fictio fa sorgere da una parte, quella conoscitiva, una semplificazione (dacché riusciamo ad ottenere informazioni “intermedie” in senso temporale), dall’altra corrisponde ad un necessario venir meno della caratteristica dell’oggettività, propria dello scambio monetario: le quantità economiche altro non sarebbero che espressione di accadimenti economici storicamente avvenuti, la cui grandezza monetaria movimentata può essere definita certa/vera; ed il fatto che, come nella regolamentazione differita, possa passare del tempo tra il manifestarsi dell’accadimento di scambio monetario e l’accadimento di movimentazione monetaria dello scambio oppure il fatto che operazioni possano avere manifestazione temporale tra due o più periodi, rende necessario entrare in un ambito di discrezionalità.

In questo sistema di conoscenze, non più di valori certi ed obiettivi, subentrano prepotentemente anche le stime di grandezze che caratterizzano la movimentazione monetaria futura. E proprio perché si tratta di valutazioni a-prioristiche di eventi che avranno manifestazione successiva, saranno sottoposte a comparazione al momento della realizzazione di questa manifestazione. In parole povere, pur avendo applicato soggettività riguardo un valore, quando si parla di stime tale soggettività verrà meno, ritornando in un ambito oggettivo-reale, al momento del manifestarsi di quanto stimato.

L’introduzione del periodo amministrativo, inoltre, porta un ulteriore problema: ossia il dover adeguare il sistema delle quantità economiche ad una frazione (il periodo, appunto) del sistema temporale di riferimento (che è quello reale, il mondo dove “tutto scorre”).
Per ciò può accadere (e ciò accade assai di sovente) che una data quantità economica, espressione di un bene, non abbia una “vita” simmetrica all’intervallo noto come peiodo amministrativo, ma lo travalichi. Per rendere comparabile al periodo un valore riferito ad un arco temporale diverso, occorre dunque scindere in quote-parti tale valore. Paradossalmente, questa scissione da una parte è necessaria per ottenere una conoscenza attendibile del divenire economico d’impresa, ma dall’altra rende spurio il sistema delle quantità economiche d’azienda con un carattere di soggettività, il quale mai più sarà verificabile in quanto a correttezza puntuale, poiché tale congettura non sarà mai riscontrabile, contrariamente per quanto riguardava le stime.

Detto ciò, possiamo derivare che l’unico modo per giungere perfettamente al sistema delle quantità economiche è al termine della vita aziendale, ossia conclusisi i processi, ovvero quando è possibile non ricorrere ad elementi valutativi prettamente soggettivi quali stime e congetture. Da qui, per induzione, si può capire che l’unico modo per poter giungere ad una conoscenza critica ancorché credibile ed affidabile (ma non puntuale) del divenire economico dell’impresa (in itinere), è integrando il sistema delle quantità economiche con le valutazioni di stime e congetture.

Il sistema così creato prende nome di sistema dei valori in unità economica relativa, che è si specchio della realtà economica, ma tenuto conto della relatività rispetto alle valutazioni, stime e congetture, affatto soggettive.

Tenendo conto di ciò, possiamo far notare come rispetto al sistema delle quantità economiche, il sistema dei valori in unità economica relativa presenta valori, esito di stime e congetture, di carattere qualitativo e non meramente quantitativo come il sistema delle quantità economiche*.

* Per questo, quando si parla dei valori del conto economico, è errato chiamarli “costi” e “ricavi”: la terminologia più corretta sarebbe “componenti positivi/negativi di reddito”.

Appunti di contabilità – parte 1

In questa serie di post vorrei condividere alcuni appunti, presi in classe durante il triennio (dal veramente super bravissimo prof. Pini), che ritengo interessanti sulla visione della contabilità e del bilancio d’esercizio. Sono interessanti perché tendenzialmente tralasciati dai più libri di testo, in quanto afferibili più a una specie di “filosofia” della contabilità e della formazione del bilancio stesso. Ovviamente posso aver interpretato male: se ravvisate vaccate, meglio che mi avvisiate! (che combo di rime!)

Partiamo definendo in che cosa consiste il momento moneta e credito. Di che cosa si tratta? Esso è, all’interno del ciclo di scambio monetario, quell’istante in cui si rileva contemporaneamente la variazione delle condizioni produttive monetarie e non-monetarie afferenti allo scambio stesso.
A titolo esemplificativo, pensiamo ad una impresa che acquisti merci (inflow di condizioni produttive non-numerarie, le merci) verso il pagamento di un corrispettivo in denaro (outflow di condizioni produttive numerarie, il denaro).
Come vengono espresse queste operazioni all’interno del sistema degli accadimenti d’azienda? I vari flussi, in uscita ed in entrata, numerari o non numerari, vengono:

  • riconosciuti come operazioni afferenti al sistema in esame
  • quantificati secondo una unità di misura, detta moneta di conto
  • valorizzati secondo moneta di conto, che siano di natura numeraria o non-numeraria.
  • rilevati in partita doppia.

    Esplichiamo il tutto. Devono essere riconosciuti come afferenti perché non tutti gli accadimenti sono rilevanti. Dipende, ovviamente, dal sistema di riferimento. Così in questo sistema, ad esempio, un acquisto di merci è una operazione rilevante, mentre l’emissione di una bolla non lo è (non rientra nel sistema di contabilità utilizzato).
    In secondo luogo, la moneta di conto è, appunto, il “metro”, l’unità di misura di tutti i tipi di valori. La peculiarità è che, oggidì, equivale alla moneta con cui si fanno maggiormente affari, quindi con la moneta reale. Non è sempre stato così, anche in tempi recenti (remember ECU?).
    In terzo luogo si ha la loro valorizzazione. Può suonare strano parlare di valorizzazione non-monetaria, ma non bisogna lasciarsi ingannare: si intende quantificare, secondo la moneta di conto, l’aspetto non-monetario della fase di scambio: un pò come trovare l’equivalente dato il denominatore comune.
  • Possiamo da qui dare una prima definizione di cosa siano i valori economici (numerari e non-numerari). Come le note musicali sono referenti logico-espressivi dei brani musicali, così i valori economici (monetari e non-monetari) sono il referente logico-espressivo degli inflow/outflow (monetari e non-monetari) delle operazioni di scambio monetario (Pini, 2003).
    Nello specifico, abbiamo

  • Valori (economici) numerari, che sono valori che esprimono in moneta di conto l’inflow/outflow di condizioni produttive monetarie dell’operazione di scambio;
  • Valori (economici) non-monetari, che sono valori che esprimono l’inflow/outflow di condizioni produttive non-monetarie che connotano l’operazione di scambio.
  • I valori numerari e non-numerari hanno, ovviamente, natura diversa: mentre i primi sono, come detto, referenti logico-espressivi di variazioni monetarie, i secondi sono referenti logico-espressivi di prezzi-costo e prezzi-ricavo, attinenti a condizioni produttive non-numerarie, le cui variazioni sono tendenzialmente componenti positivi o negativi di reddito.
    Pur avendo natura dissimile, si può forse avere uno scambio monetario a cui non si ricollega una condizione produttiva (monetaria o non-monetaria che sia)?? Di certo no. Inoltre, le variazioni monetarie in inflow/outflow sono speculari all’ammontare dei prezzi-costo/ricavo della variazione in uscita/ingresso di condizioni produttive non-monetarie: all’uscita di denaro corrisponde, per lo stesso ammontare di prezzo-costo in moneta di conto, un ingresso di condizioni produttive.

    La vita nell’ambito della gestione dell’impresa, analizzandola tenendo conto degli aspetti qui presi in considerazione, altro non è che un continuo movimento di valori numerari e non-numerari, in entrata ed in uscita.