Monthly Archive for December, 2008

too powerfull to fail… almeno durante il mio mandato

L’amministrazione Bush è intervenuta assegnando circa 14 mld di dollari dalla troubled assets relief program (stanziamento di 700 miliardi che inizialmente doveva servire a comprare titoli tossici, e che in seguito è stato usato un pò per tutto) a 2 produttrici di automobili di Detroit (General Motors e Chrysler).

Il cospicuo prestito a breve termine, che a febbraio potrà aumentare di altri 4 miliardi, permetterà alle 2 di sopravvivere fino a Marzo. Dopo spetterà ad Obama decidere sul da farsi. Il problema è che la united auto workers union, il “sindacato” dei lavoratori con cui il neo-presidente dovrà contrattare, e presumibilmente chiedere concessioni, è stato un forte sostenitore del primo presidente di colo degli USA durante la sua campagna elettorale.

E’ comunque interessante notare che, nonostante la gravità della situazione, c’è una tendenza (almeno nominalmente) a non escludere la possibilità di far fallire i due giganti.

At a press conference, Mr. Obama warned Detroit executives that “the American people’s patience is running out” and said the companies must use this opportunity to chart a course for their companies “that is sustainable.” He also declined to say the White House is asking too much of the UAW. While workers shouldn’t bear the entire burden of the restructuring, he said, “there are going to be some painful steps that have to be taken.”

E la crisi continua.

Ahh, l’illegittimità del credito!

Ebbene si, i creditori avanzano pretese ingiuste. Per cui cancelliamo il debito nei loro confronti. Questo è più o meno ciò che ha detto Rafael Correa quando ha deciso di non pagare quei veri mostri di creditori. Devono essere davvero brutti, vista la decisione di non pagare nonostante 5 miliardi e passa di riserve, e un indice di debito su pil pari a 1/6 di quanto aveva l’Argentina al tempo del suo default.

HT FT dot com

ops, rileggendo mi son reso conto di non aver detto chi XXXXX sia Mr Correa… è il presidente dell’Ecuador!!! Ma come, non lo sapevate? Bè, manco io fino alla settimana scorsa. Ma sono minuzie…

“bisogna cambiare questa classe dirigente inetta e pusillanime”

Ma i tempi miglioreranno? E gli uomini che vediamo saranno rimpiazzati da uomini migliori o perlopiù peggiori? [...] Che posso dunque fare? Sento una ripugnanza quasi invincibile ad associarmi in modo permanente ad uno degli uomini politici della nostra epoca. E fra tutti i partiti che dividono il nostro paese non ne vedo uno con cui vorrei contrarre un legame. Non trovo in alcuno di essi, non dico tutto quello che vorrei vedere in delle associazioni politiche, ma neppure quelle cose principali in favore delle quali rinuncerei volentieri a quelle più piccole (perché ci si unisce solo a questo prezzo). Gli uni mi sembrano avere una disposizione esagerata, pusillanime e fiacca per la pace, ed il loro amore per l’ordine e perlopiù soltanto paura. Gli altri mescolano al loro orgoglio nazionale e al loro gusto per la libertà (due cose che di per sé apprezzo molto) delle passioni grossolane ed anarchiche che mi ripugnano. Il partito liberale ma non rivoluzionario, che sarebbe l’unico a convenirmi, non esiste e certo non dipende da me crearlo. Sono dunque fondamentalmente solo, e non mi rimane che esprimere meglio possibile la mia opinione individuale sugli eventi e sulle leggi man mano che si presentano, senza avere la speranza di modificarli. Questo è un ruolo onorevole, ma sterile. Spesso mi ribello istintivamente contro tale condizione, perché la mia natura è fattiva, e, devo dirlo, ambiziosa. Amerei il potere se esso potesse essere onorevolmente acquisito e conservato. Tuttavia una riflessione mi ha sempre fortemente trattenuto: è evidente che qualsiasi contatto prolungato e intimo con gli uomini e i partiti politici del nostro tempo non può che togliere a chi lo subisce una parte della considerazione di cui gode. Ed in cambio della perdita di quest’ultima, che di tutti i beni è il primo, si ottiene soltanto un potere inefficace e transitorio. Quando vedo quanto poco riescano a fare quelli che si buttano così alla cieca nella mischia, mi consolo del mio isolamento e della mia impotenza. E dico a me stesso che, tutto sommato, dovendo mettere per un po’ da parte la soddisfazione di fare bene, tanto vale conservare intatta agli occhi del paese la propria forza morale, che è un potere divenuto così raro, e conservarla per altri tempi. [...]

Spesso riteniamo caratteristici di noi e della nostra epoca delle storture, delle debolezze e dei vizi che invece sono inerenti alla forma stessa delle nostre istituzioni e alla loro particolare azione sulla parte corrotta del cuore umano. Il ruolo che giocano le passioni egoistiche, la venalità, l’assenza di principi, la versatilità delle opinioni, la demoralizzazione e la corruzione quasi costante degli uomini politici in questa storia costituzionale d’Inghilterra è immenso. La potenze degli intrighi individuali, la piccolezza e particolare meschinità delle passioni creano infinite possibilità, in un’epoca di calma in cui gli eventi sono incapaci di produrre grandi sforzi e di mettere in luce grandi personalità. Se si penetra in questi dettagli, è difficile poi credere che, nel mezzo di queste miserie e di tutti questi vizi in qualche modo incoraggiati dal meccanismo delle libere istituzioni, la nazione possa intraprendere e realizzare le cose prodigiose che ha fatto nel mondo nel corso di questo secolo. Quello che è visibile in questa storia è a che punto la lotta, la disputa, l’atteggiamento passionale siano nella natura e nella necessità dei paesi liberi. Ne deriva che, quando le circostanze non si prestano, si litiga per niente, ci si tormenta per trovare dei temi di dissenso e di discussione, e ci si agita a vuoto. [...]

Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville (Verneuil-sur-Seine, 29 luglio 1805 – Cannes, 16 aprile 1859).
stiamo vivendo forse l’eterno ritorno?

perle

Chi sbaglia, paga. Questo almeno in teoria.