Qualche giorno fa il successore designato al ruolo di ministro del tesoro americano Tim Geithner ha accusato, senza mezzi termini, il governo cinese di manipolare la propria valuta, il Renminbi, per facilitare il proprio export, mantenendola artificialmente deprezzata (ossia meno costosa) nei confronti del dollaro: facendo così, i beni denominati in valuta cinese sono più ricercati, in quanto al cambio meno costosi, dei prodotti dei paesi stranieri. Questo, secondo l’amministrazione Obama (che però segue in questo caso quella Bush), ha danneggiato l’economia USA.
Contrariamente a quello che si può pensare di primo acchito, la manipolazione del tasso di cambio non va a modificare l’offerta di moneta, che è la quantità di moneta di un dato sistema monetario (es. euro…) in un dato momento.
La quantità di moneta è modificata dalle Banche Centrali per interferire sul tasso di interesse, che in via generale è il discriminante in base al quale decido se investire sul mercato oppure tenere i soldi in banca: più il tasso di interesse è alto, più sarò propenso ad investire i miei risparmi, viceversa quanto più e basso tanto meno sarò propenso a farlo.
Perché le Banche Centrali dovrebbero modificare il tasso di interesse? Per evitare che vi sia eccessiva inflazione(alzando il tasso di interesse) o deflazione (abbassando il tasso di interesse).
La manipolazione della valuta da parte dei cinesi è una mossa utilizzata, abbiamo detto, per mantenere il tasso di cambio tra dollaro e yuan basso (ossia far pagare lo yuan poco in termini di dollari).
Come ha fatto la Banca del Popolo Cinese a ottenere questo risultato? Prendendo a prestito Yuan, che già erano in circolazione, per comprare Dollari. Gli americani in questo modo avranno in tasca gli Yuan. Ma, e qui sta il punto, siccome i beni Cinesi costano poco, gli americani cosa faranno? Useranno gli stessi Yuan che hanno ottenuto vendendo i loro dollari per comprare beni cinesi, causando il ritorno in patria della valuta Cinese, con la conseguenza che ivi sarà lo stesso quantitativo di Yuan in circolazione! Gli effetti non saranno ne’ inflativi ne’ deflativi, proprio perché la quantità di moneta rimarrà stabile.
Il problema principale delle dichiarazioni di Geithner è che i rapporti tra Cina e Usa sono ben più complicati, e toccano due fatti estremamente legati, le cui soluzioni rispettivamente si metterebbero in crisi l’un l’altra:
- Il primo punto, quello di cui Geithner parla, è che effettivamente l’economia statunitense è toccata negativamente da uno yuan debole. Per cui la manipolazione cinese, da questo punto di vista, è negativa
- Il secondo è che gli usa, paradossalmente, sono ormai dipendenti dal credito estero, in particolar modo quello cinese: se la cina smettesse di investire in USA, questi ultimi non avrebbero più mezzi per pagare il deficit enorme in cui è caduto!
Come si vede, e come avevo già detto (ovviamente non è roba mia, io ricopio [male] ciò che leggo in giro!), il problema è globale, e non può essere risolto con politiche di “ognuno per sé”. Vanno ricercate soluzioni globali per ridurre il problema economico, per riequilibrare quel trade (in)balance (l’enorme abisso tra paesi in surplus e i paesi in deficit) che è la vera causa della crisi.



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