Monthly Archive for January, 2009

Manipolare la valuta non tocca l’offerta di moneta: il caso Cina-Usa

Qualche giorno fa il successore designato al ruolo di ministro del tesoro americano Tim Geithner ha accusato, senza mezzi termini, il governo cinese di manipolare la propria valuta, il Renminbi, per facilitare il proprio export, mantenendola artificialmente deprezzata (ossia meno costosa) nei confronti del dollaro: facendo così, i beni denominati in valuta cinese sono più ricercati, in quanto al cambio meno costosi, dei prodotti dei paesi stranieri. Questo, secondo l’amministrazione Obama (che però segue in questo caso quella Bush), ha danneggiato l’economia USA.

Contrariamente a quello che si può pensare di primo acchito, la manipolazione del tasso di cambio non va a modificare l’offerta di moneta, che è la quantità di moneta di un dato sistema monetario (es. euro…) in un dato momento.
La quantità di moneta è modificata dalle Banche Centrali per interferire sul tasso di interesse, che in via generale è il discriminante in base al quale decido se investire sul mercato oppure tenere i soldi in banca: più il tasso di interesse è alto, più sarò propenso ad investire i miei risparmi, viceversa quanto più e basso tanto meno sarò propenso a farlo.
Perché le Banche Centrali dovrebbero modificare il tasso di interesse? Per evitare che vi sia eccessiva inflazione(alzando il tasso di interesse) o deflazione (abbassando il tasso di interesse).

La manipolazione della valuta da parte dei cinesi è una mossa utilizzata, abbiamo detto, per mantenere il tasso di cambio tra dollaro e yuan basso (ossia far pagare lo yuan poco in termini di dollari).
Come ha fatto la Banca del Popolo Cinese a ottenere questo risultato? Prendendo a prestito Yuan, che già erano in circolazione, per comprare Dollari. Gli americani in questo modo avranno in tasca gli Yuan. Ma, e qui sta il punto, siccome i beni Cinesi costano poco, gli americani cosa faranno? Useranno gli stessi Yuan che hanno ottenuto vendendo i loro dollari per comprare beni cinesi, causando il ritorno in patria della valuta Cinese, con la conseguenza che ivi sarà lo stesso quantitativo di Yuan in circolazione! Gli effetti non saranno ne’ inflativi ne’ deflativi, proprio perché la quantità di moneta rimarrà stabile.

Il problema principale delle dichiarazioni di Geithner è che i rapporti tra Cina e Usa sono ben più complicati, e toccano due fatti estremamente legati, le cui soluzioni rispettivamente si metterebbero in crisi l’un l’altra:

  • Il primo punto, quello di cui Geithner parla, è che effettivamente l’economia statunitense è toccata negativamente da uno yuan debole. Per cui la manipolazione cinese, da questo punto di vista, è negativa
  • Il secondo è che gli usa, paradossalmente, sono ormai dipendenti dal credito estero, in particolar modo quello cinese: se la cina smettesse di investire in USA, questi ultimi non avrebbero più mezzi per pagare il deficit enorme in cui è caduto!

Come si vede, e come avevo già detto (ovviamente non è roba mia, io ricopio [male] ciò che leggo in giro!), il problema è globale, e non può essere risolto con politiche di “ognuno per sé”. Vanno ricercate soluzioni globali per ridurre il problema economico, per riequilibrare quel trade (in)balance (l’enorme abisso tra paesi in surplus e i paesi in deficit) che è la vera causa della crisi.

once upon a time there was banks’ capitalization…

HT: JPMorgan

HT: JPMorgan (click to enlarge but beware: heart attack risk is high!)

Unicredit? ahy ahy ahy!

Cosa sono i Credit Default Swap (CDS)? Sono, in parole povere, dei contratti utilizzati per assicurarsi contro il rischio che l’emittente di titoli di debito non adempia ai propri doveri. Chi compra un CDS si assume il rischio di default di un bond al posto di chi vende il CDS. E’, insomma, un contratto che trasla il rischio tra due persone.

Questo contratto ti dice quanto chi ha emesso il bond su cui si basa lo swap sia solvibile. Più l’interesse pagato dal venditore dello swap al compratore è alto, più il rischio di insolvenza dell’emittente del bond che si ha assicurato è alto.

Sembra che al momento il valore dei CDS di Unicredit non abbia scontato il rischio concernente la sua esposizione ai paesi dell’est, in cui ha investito ingentemente:

Infatti, i prestiti di Unicredit in questi paesi sono calcolabili nel 13% degli asset della banca, e il 21% del reddito.
Prima della crisi, questi investimenti generavano un sacco di introiti. Ma ora, la situazione è ben cambiata. Soprattutto la Polonia è in una situazione molto precaria.

HT: Alphaville (come sempre)

Stranezze matematiche sull’inflazione

Il Bureau of Labour Statistics, per calcolare l’inflazione (americana), utilizza due metodi sul CPI, paniere dei prezzi al consumo:

  • Osservando la variazione in un lasso di tempo annuale, da dicembre dell’anno passato a dicembre dell’anno corrente.
  • Calcolando la media del CPI per il 2008 e confrontandola con quella dell’anno precedente.

Orbene, per una serie di stranezze matematiche i risultati sono, nel primo caso 0,1%, mentre nel secondo caso 3,8%.

E’ bello avere delle certezze dalla scienza!

HT: ritholtz

Governator: the judgement day

42 miliardi di dollari a luglio 2010. Non è l’ingaggio proposto a Kaka dal City (sembra che infatti sia un pelo più alto, ma non di molto), ma il deficit in cui lo stato della California rischia di incorrere. Il governatore Schwarzenegger ha confessato la possibilità di insolvenza è concreta, e potrà avvenire già nelle prossime settimane.

courtesy of calculatedriskblog.com

courtesy of calculatedriskblog.com

HT: wsj, ftalphaville