La frase di chiusura del post precedente mi ha fatto pensare al perché i nostri giornali siano così arretrati rispetto ai colleghi furesti: la risposta che mi son dato è questa, ossia che all’estero non mi pare ci siano sussidi per le testate giornalistiche. Essendo il mercato dell’informazione cartacea in (neanche tanto) lenta discesa, mentre l’informazione on line in mega ascesa, i vari giornali si sono dovuti adeguare. La competizione per la supremazia ha fatto il resto: ottimi servizi, ottima informazione, etc. Insomma, semplicemente quello che il mercato dovrebbe fare naturalmente. Nel bel paese, ovviamente, questa pressione al miglioramento del servizio via web dettata dalla necessità non esiste, perché tanto ci sono i sussidi. Ancora una volta si può vedere come l’ingerenza statale faccia più male che bene ai consumatori, e come sia necessario un ridimensionamento del raggio d’azione delle amministrazioni pubbliche.
E’ bastato un giro su gugol per trovare evidenze (che brutto calco questa parola..) a conferma della mia tesi. Tanto per cambiare, le ho trovate su NoiSeFromAmerika, precisamente qui:
una buona fetta del finanziamento pubblico all’editoria (il 69%) avviene attraverso gli sconti postali, e viene elargita in gran parte ai maggiori editori.
Tutto quadra! All’estero si disinveste dal cartaceo, perché produce ingenti costi, per puntare sull’on-line, da noi invece gli sconti postali permettono di eliminare una buona fetta di costi, disincentivando la competizione via web in quanto non necessaria.
W l’Italia.
In quel bell’articolo si trova anche una teoria, che pare anche adeguata, che spiega come mai l’informazione sia così schifosa:
Per esempio, Mondadori, Il Sole 24 ore e Rcs si accaparrano da soli il 29% di questi sconti, che corrispondono ad un totale per questi tre editori di più di 50 milioni di euro. Ricavo questi dati da un interessantissimo documento dell’antitrust segnalato tempo fa dal lettore altikkun (maggiori dettagli a pagina 25 e seguenti del documento).
Questi dati indicano che una buona fetta delle sovvenzioni all’editoria viene elargita ad un oligopolio, ottenendo l’esatto contrario del pluralismo. Un oligopolio che può solo trarre giovamento dalla limitazione del pluralismo e della libertà di informazione. Un oligopolio di cui fa parte anche il gruppo editoriale Espresso-Repubblica, su uno dei cui sovvenzionati giornali scrive Gilioli. Quindi il Gilioli, prima di inventarsi interviste, farebbe bene a documentarsi per capire quanto effettivamente le elargizioni pubbliche vengano spese per garantire il “pluralismo dell’editoria” piuttosto che per alimentare le solite clientele.
Della serie “se vuoi pranzare alle grigliate da Tojo, non rompere le scatole a chi sta alla griglia”.
W l’Italia.
PS ho scoperto la funzione “blockquote” di wordpress.
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