Sono sui giornali i dati economici per il 2007 forniti dall’Istat. Il messaggio è “gioite, italiani! i conti pubblici sono apposto!“. Quanta ipocrisia.
Come volevasi dimostrare, l’incremento del PIL, previsto all’1,9%, si è fermato all’1,5%. il deficit per il 2007, invece, s’è fermato all’1,9%!!! Gioite, Italiani! il deficit s’è fermato! Hey ma… ora che ci penso… dovrei ricordarmi che il deficit si ha quando le spese sono maggiori delle entrate! quindi, siamo ancora sotto! Cosa c’è da gioire? Bha.
Ma la cosa peggiore, oltre a tracciare come ottimi risultati cose che non renderebbero felice nemmeno il ministro dell’economia del turkmenistan, è il come sono giunti a questi “grandi risultati”: “Aumento consistente per la pressione fiscale, arrivata al 43,3%.“, dice il Sole. Insomma, i nostri politici si rallegrano e si millantano d’aver raggiunto un grande traguardo alzando le tasse, e mantenendo pressocchè invariata la spesa pubblica! complimenti! Una cosa difficile! Perché non potevano migliorare il tutto riducendo l’ingerenza statale sul Prodotto Interno Netto (PIN), che dal 1990 al 2006 è cresciuto dal 14 al 24%?? Per informazioni al riguardo ci sono questi ottimi articoli, del migliore blog economico in lingua italiana attualmente sulla piazza.
Insomma, gira e rigira, il problema è sempre quello: per non toccare i privilegi dati alle varie lobbies, che costituiscono una fetta immane di spesa pubblica, i nostri politici scelgono la via più semplice: l’aumento delle tasse. La soluzione, ancorchè difficile, è sempre la stessa: meno stato, più mercato. Eliminare le lobbies, togliendo di mezzo i vari ordini di categoria, i vari sindacati, e tutte le sanguisughe dell’apparato pubblico. Solo che, almeno per quanto ci riguarda, il problema è strutturale, e non riguarda solo i politici.
Prendiamo ad esempio il sindacato dei cincillà. Sono i primi a lamentarsi per i privilegi del sindacato dei ciucciancin, e di questi si lamentano e propongono l’abolizione. Ma, essendo comunque un gruppo di pressione, hanno anch’essi i loro privilegi, i quali sono oggetto di accusa da parte dei ciucciancin. Se il legislatore, convertitosi sulla via di Damasco, proponesse di togliere i privilegi a tutti, cosa succederebbe? Che tutti i privilegiati farebbero muro di scudi attorno a quanto guadagnato mediante fatiche, attaccando il governo di tirannide.
Una volta che si ottiene qualcosa, difficilmente la si ridà indietro. Perché quel qualcosa che hai guadagnato fa godere te come gruppo, e il cederlo comporterebbe si un guadagno collettivo, ma parimenti una perdita specifica del gruppo stesso. E il gruppo di persone fa, per propria costruzione, l’interesse di quel gruppo. Quindi siamo a un punto morto. L’unica via d’uscita percorribile, credo, sia una grande crisi generalizzata. Ogni grande cambiamento è avvenuto dopo un terremoto. Ed è solo dopo un terremoto che si può procedere alla ricostruzione. Non sprizzo propriamente ottimismo, però l’economia globale sta entrando in un periodo di grosssa, grossissima crisi. Quando ce ne renderemo conto, come spesso accade, sarà troppo tardi. Resta da capire, se ciò sia da ritenersi un male o un bene. Ai posteri l’ardua sentenza.
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