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L’intervento del Governo ha peggiorato e prolungato la crisi?

Secondo Taylor (2009) l’incertezza sulle azioni future di governo e banca centrale ha giocato un ruolo fondamentale nell’acuire la crisi: egli prende infatti spunto dallo spread LIBOR-OIS per dimostrare come non sia stato tanto il fallimento di Lehman Brothers in sé a scatenare il panico nei mercati, ma un avvenimento successivo

Il 23 settembre fu annunciato il Trouble Assets Relief Program (TARP), un piano che stanziava $700 miliardi. L’incertezza sarebbe derivata dal fatto che, come riporta il Prof. Taylor:
they provided a 3-page draft of legislation, with no mention of oversight and few restrictions on the use. They were questioned intensely in this testimony and the reaction was quite negative, judging by the large volume of critical mail received by many members of the Congress.As shown in the Chart, it was following this tstimony that one really begins to see the criis deepening, as measured by the relentless upward movement in the LIBOR-OIS spread.

Secondo questa tesi, dunque, non sarebbe stato il fallimento di Lehman Brothers o l’intervento su AIG ad aver influito sul mercato, bensì l’intuizione da parte del pubblico che il piano non fosse stato studiato a fondo, e la comprensione che la situazione economico-finanziaria si trovasse in uno stato ben peggiore di quanto avessero immaginato. L’incertezza sulle future azioni del Governo è stata inoltre ribadita da un sondaggio, nel quale la mancanza di chiarezza nell’implementazione della TARP è stata confermata da circa il 90% delle banche interpellate. L’incremento dello spread LIBOR-OIS è estremamente marcato, come si evince osservandolo nel lungo periodo, il che rafforza la tesi del Prof. Taylor.

Libor-OIS lungo periodo (HT ft alphaville)

Libor-OIS lungo periodo (HT ft alphaville)


Una critica che potrebbe però essere mossa riguarda l’attendibilità del proxy utilizzato, ossia lo spread stesso, come “barometer of fear of banks insolvency”.
Il London Interbank offer rate (Libor) è l’interesse a cui le banche sono intenzionate a erogare un prestito alle altre banche, dato un termine (3 mesi, 6 mesi..). L’Overnight Index Swap (OIS) è il tasso di interesse su un contratto derivato del tasso overnight utilizzato dalla FED, il Federal Fund Rate, contratto in cui, alla scadenza, le parti si impegnano a pagare la differenza tra il tasso OIS a termine e la media geometrica del Federal Fund Rate nella durata del contratto. L’OIS indica quindi l’aspettativa del mercato riguardo ai movimenti futuri del tasso di riferimento.
Lo spread tra i due saggi, dunque, va inteso come espressione del rischio percepito dalle banche nel prestare ad altre banche (“premio per il rischio”). Il premio per il rischio tende ad aumentare nei periodi di alta incertezza, come ad esempio durante crisi finanziarie e recessioni, perché caratterizzati dalla “corsa verso la sicurezza” (flight to safety).
Si può notare come lo spread sia aumentato, dopo un lungo periodo di calma, il 9 agosto 2007. Questo evento è associato alla preoccupazione che i problemi del mercato subprime si stessero diffondendo in tutto il mercato dei mutui ipotecari. Da li, il suo movimento è stato tendenzialmente in aumento, fino al fallimento Lehman Brothers, dopo il quale lo spread è “esploso”.
Il dubbio che si può sollevare circa l’imputabilità dell’aumento della percezione del rischio alla mancanza di chiarezza da parte del Governo USA, e non al fallimento Lehman Brothers, come dalla tesi del Prof. Taylor, è che il Libor si basa sulle opinioni aggregate delle singole banche, relativamente al prestito interbancario, che non rispecchia necessariamente l’interesse con cui le banche stesse si prestano il denaro. Come infatti nota Sam Jones:

More to the point, Libor is calculated from an aggregate of individual banks’ guesses as to what rate at which other banks are likely to lend to them. Libor is a proxy metric.

Infatti, all’indomani del collasso Lehman Brothers, ci si può razionalmente aspettare che vi sia da attendere un certo lasso di tempo per vederne la realizzazione sul Libor: nessuna banca vorrebbe essere la prima ad alzare la richiesta, per non sembrare la prossima a cadere. Ulteriori prove a favore di questa argomentazione sono riportate dal Wall Street Journal

“Earlier this year, Libor appeared to be sending false signals. Banks complained to the BBA that rival banks might not be reporting their true borrowing costs because they didn’t want to admit that others were treating them as if they had troubles. That led to a BBA review and the pledge that the rates banks contribute would be better policed.”

Questo comportamento è ravvisabile anche nell’utilizzo della discount window presso la FED, l’accesso alla quale è visto come sinonimo di stato di necessità, timore che ne ha limitato abbondantemente la diffusione.
Ad ogni modo, questa interpretazione psicologica non spiega sufficientemente il perché del lasso di tempo tra il fallimento e il suo effetto sul mercato. Più utile, a questo proposito, pare essere l’osservare la variazione delle riserve detenute presso la FED. Se si guarda la base monetaria, si può notare come nei giorni seguenti al collasso di Lehman Brothers le banche hanno raddoppiato la quantità di riserve presso la Banca Centrale.

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Stando a queste figure, pare che il collasso del mercato interbancario sia avvenuto subito dopo il fallimento di Lehman Brothers, anche se tale collasso non è stato colto immediatamente dal Libor.
Imputare l’esplosione del credit crunch direttamente al fallimento Lehman o alla mancata chiarezza, ad ogni modo, è un fatto meramente accademico. Senza dubbio entrambi i fattori hanno avuto un ruolo preminente nel gettare panico nei mercati finanziari. Il salvataggio di Lehman avrebbe evitato il manifestarsi della crisi? Gapper, sul Financial Times, afferma:

I’m not convinced that, even if Lehman had been rescued, that would have averted the problem since the weight of selling and panic would have moved on to the next financial institution and then the next. So the world would probably have ended up in the same position it is in today, with a broad financial sector bail-out.

La posizione è condivisibile. D’altronde, se si accetta la tesi che imputa al salvataggio di Bear Stearns l’origine dell’eccessiva fiducia, da parte del settore finanziario, di un intervento governativo in caso di necessità da parte di un istituto finanziario in difficoltà, è razionale ritenere che un secondo salvataggio avrebbe rafforzato ancor di più questa idea di sicurezza, incentivando la propensione al rischio e, per quanto possibile, aumentando quel “moltiplicatore del panico” che ha amplificato le ripercussioni sui mercati finanziari. La situazione era dunque destinata, prima o poi, a peggiorare. Ancora una volta pare che l’Ente Sovraordinato, nel non dimostrarsi coerente a livello decisionale, abbia aiutato la situazione a peggiorare.

Contro il protezionismo

Qui di seguito incollo una mail che ho scritto a un giornale locale, in risposta a una lettera di un signore che accusava i sindacati di “non aver aiutato Bossi quando diceva mettiamo i dazi sulla merce che arriva dall’Asia”, e “Non possiamo fare concorenza a Paesi dove lavorano bambini e carcerati,[...], blocchiamola questa importazione”

Il signor XXX sbaglia nel ritenere i dazi sulle esportazioni cinesi una soluzione alla crisi. Lo pensava anche il Presidente USA Hoover quando varò una serie di misure protezionistiche per contrastare la crisi del ‘29, tra cui lo Smoot-Hawley Act del ‘30, con cui aumentò le tariffe doganali. Questa illuminazione innestò una spirale di protezionismo globale che aggravò la grande depressione, gettando le basi per la seconda guerra mondiale. Lungi dall’affermare che tale politica, qualora attuata dall’Italia, possa avere un effetto lontanamente paragonabile, dato il rachitismo della nostra economia (precisiamo che abbiamo sorpassato l’Inghilterra grazie alla svalutazione della Sterlina, quindi in termini nominali, non reali), é bene comunque ricordare come il protezionismo sia una politica che sussidia i produttori a danno del consumatore (si rendono più costosi i beni importati), e che danneggia l’industria stessa (pensiamo ai produttori di semilavorati), diminuisce l’efficienza e l’innovazione economica. E’ un caso che i regimi totalitari abbiano assunto posizioni protezioniste?
Inoltre, con che coscienza possiamo accusare i paesi emergenti dell’impiego di donne o bambini per la produzione, essendo questa una pratica che ha contribuito enormemente alla manifattura della fù Serenissima fino al 1800, mentre il lavoro domestico delle donne (perlopiù in nero) é stato alla base del “nord est che produce”? Se anche fossimo “puliti”, e per assurdo i dazi non ci danneggiassero, ciò limiterebbe la produzione cinese, e quei lavoratori sfruttati si troverebbero senza lavoro. Non penso che ci ringrazierebbero per averli salvati dalla “schiavitù”. Smettiamo di mascherare la nostra paura della competizione con falso moralismo, rimbocchiamoci le maniche e accettiamo la sfida globale. La stessa sfida che ci ha visti vincenti negli anni ‘60 e ‘70. Lasciando però il protezionismo nel capitolo “Cause della Crisi” nei libri di storia economica.

Colpire i bonus per limitare il rischio?

’sto coso l’avevo scritto durante il soggiorno francese. Pensio sia comunque attuale. Ma non ho voglia di tradurlo :)

G20 announced his will to “crack down on banker pay and pledge to better co-ordinate economic policies as they endorse a plan to force banks to tie compensation more closely to risk and tighten capital requirements” (ht ftalphaville ).
now, a research shows that “There is no evidence that banks with CEOs whose incentives were better aligned with the interests of their shareholders performed better during the crisis and some evidence that these banks actually performed worse both in terms of stock returns and in terms of accounting return on equity. Further, option compensation did not have an adverse impact on bank performance during the crisis. Bank CEOs did not reduce their holdings of shares in anticipation of the crisis or during the crisis; further, there is no evidence that they hedged their equity exposure. Consequently, they suffered extremely large wealth losses as a result of the crisis.
(ht lakeside capital)

So if bankers suffered losses as well as the others because of the crisis, and if their pays and incentives scheme are not correlated to it, isn’t this G20 will unuseful?
As a matter of fact, banks DID took risks, as their leverage level showed. The point is finding out the reason why, if we assume this research’ results true. Point is, governments already know what lies at the root of this issue, that is, moral hazzard, that can be translated in “too big to fail”.

Normally, a capitalistic system follows the rules of natural selection: once the firm is no longer “viable” (that is, does not generate value), it exits the market. Is the fear of this expulsion (thus the fear to lose the job) that makes entrepreneur, manager and employees keen on doing their job of evaluating risks and opportunities. What if you could limit and sterilize this threat?

The too big to fail issue allows managers to take more risk, as they know that, since the firm/bank has a lot of employees, is crucial to the system etc, in case of problems the government would come to resucue them.
An example of this behaviour could be seen at the beginning of the crisis, when he US government bailed out Bear Sterns: this bailout poured an idea of “invulnerability” into the market (I’ve written about that here ), that would eventually been shocked by lehman’s bankruptcy (an U turn by the government: why letting lehman go and not bear?).

So, politicians,you know your enemy, because you’re alsoo part of the enemy’s troops. You know that touching the incentives schemes will bring to nothing.Take care of the moral hazzard issue, And show us that you’re really willing to change (hello Obama?)

Manipolare la valuta non tocca l’offerta di moneta: il caso Cina-Usa

Qualche giorno fa il successore designato al ruolo di ministro del tesoro americano Tim Geithner ha accusato, senza mezzi termini, il governo cinese di manipolare la propria valuta, il Renminbi, per facilitare il proprio export, mantenendola artificialmente deprezzata (ossia meno costosa) nei confronti del dollaro: facendo così, i beni denominati in valuta cinese sono più ricercati, in quanto al cambio meno costosi, dei prodotti dei paesi stranieri. Questo, secondo l’amministrazione Obama (che però segue in questo caso quella Bush), ha danneggiato l’economia USA.

Contrariamente a quello che si può pensare di primo acchito, la manipolazione del tasso di cambio non va a modificare l’offerta di moneta, che è la quantità di moneta di un dato sistema monetario (es. euro…) in un dato momento.
La quantità di moneta è modificata dalle Banche Centrali per interferire sul tasso di interesse, che in via generale è il discriminante in base al quale decido se investire sul mercato oppure tenere i soldi in banca: più il tasso di interesse è alto, più sarò propenso ad investire i miei risparmi, viceversa quanto più e basso tanto meno sarò propenso a farlo.
Perché le Banche Centrali dovrebbero modificare il tasso di interesse? Per evitare che vi sia eccessiva inflazione(alzando il tasso di interesse) o deflazione (abbassando il tasso di interesse).

La manipolazione della valuta da parte dei cinesi è una mossa utilizzata, abbiamo detto, per mantenere il tasso di cambio tra dollaro e yuan basso (ossia far pagare lo yuan poco in termini di dollari).
Come ha fatto la Banca del Popolo Cinese a ottenere questo risultato? Prendendo a prestito Yuan, che già erano in circolazione, per comprare Dollari. Gli americani in questo modo avranno in tasca gli Yuan. Ma, e qui sta il punto, siccome i beni Cinesi costano poco, gli americani cosa faranno? Useranno gli stessi Yuan che hanno ottenuto vendendo i loro dollari per comprare beni cinesi, causando il ritorno in patria della valuta Cinese, con la conseguenza che ivi sarà lo stesso quantitativo di Yuan in circolazione! Gli effetti non saranno ne’ inflativi ne’ deflativi, proprio perché la quantità di moneta rimarrà stabile.

Il problema principale delle dichiarazioni di Geithner è che i rapporti tra Cina e Usa sono ben più complicati, e toccano due fatti estremamente legati, le cui soluzioni rispettivamente si metterebbero in crisi l’un l’altra:

  • Il primo punto, quello di cui Geithner parla, è che effettivamente l’economia statunitense è toccata negativamente da uno yuan debole. Per cui la manipolazione cinese, da questo punto di vista, è negativa
  • Il secondo è che gli usa, paradossalmente, sono ormai dipendenti dal credito estero, in particolar modo quello cinese: se la cina smettesse di investire in USA, questi ultimi non avrebbero più mezzi per pagare il deficit enorme in cui è caduto!

Come si vede, e come avevo già detto (ovviamente non è roba mia, io ricopio [male] ciò che leggo in giro!), il problema è globale, e non può essere risolto con politiche di “ognuno per sé”. Vanno ricercate soluzioni globali per ridurre il problema economico, per riequilibrare quel trade (in)balance (l’enorme abisso tra paesi in surplus e i paesi in deficit) che è la vera causa della crisi.

Stranezze matematiche sull’inflazione

Il Bureau of Labour Statistics, per calcolare l’inflazione (americana), utilizza due metodi sul CPI, paniere dei prezzi al consumo:

  • Osservando la variazione in un lasso di tempo annuale, da dicembre dell’anno passato a dicembre dell’anno corrente.
  • Calcolando la media del CPI per il 2008 e confrontandola con quella dell’anno precedente.

Orbene, per una serie di stranezze matematiche i risultati sono, nel primo caso 0,1%, mentre nel secondo caso 3,8%.

E’ bello avere delle certezze dalla scienza!

HT: ritholtz